Afrofuturismo, Il Movimento Della Diaspora Africana
L'esperienza del popolo nero rappresentata con la scienza, la tecnologia e la fantascienza. È questo il concetto su cui si basa il movimento dell'Afrofuturismo. Nato nel contesto urbano afroamericano dell'ultimo decennio, questo movimento artistico e culturale è condiviso da musicisti, scrittori, ricercatori, dj e intellettuali afro-americani. L'intento è dare una prospettiva ad una condizione "di mezzo", risultato di un passato di schiavitù e di segregazione razziale, ed immaginare il futuro di una rinnovata coscienza nera.
Le origini
La musica è la prerogativa essenziale. È nei Jazz Club di Harlem, infatti, che negli anni '20 e '30 viene rivelata, da W.E.B. Du Bois, la "doppia coscienza" del popolo nero e delle sue origini nell'Africa. Lo stesso Du Bois sarà naturalizzato cittadino del Ghana e morirà ad Accra.
Dalla nuova consapevolezza nascono l'arte e i club urbani degli anni '40 e '50, dove si suona il Bebop ed il Blues. Saranno il Soul e la Dance music degli anni '60 e '70', precursori della musica elettronica nera, a catalizzare l'identità di un pubblico appartenente a una classe di emarginati che si riunisce nella sottocultura dei club. In seguito negli anni '80 e '90, la scena Hip hop e i raduni techno aprono al pubblico di bianchi, anche oltre continente.
È in questo contesto che, nel 1994, nasce la definizione "Afrofuturismo". Il saggio intitolato "Black to the Future: Afro-Futurism 1.0", del critico Mark Dery, più che una definizione è un interrogativo: "Perchè così pochi scrittori afroamericani scrivono fantascienza, un genere in cui l'incontro ravvicinato con l'Altro - lo straniero in terra straniera - sembra particolarmente adatto al contesto degli autori afroamericani?". La stessa condizione del genere fantascientifico, ghettizzato e declassato dalla critica come sottocultura letteraria, riflette la condizione sociale dei neri.
I temi
La fantascienza, quindi, si presta come metafora per la condizione afro-americana e confluisce nella produzione musicale in modi che si dichiarano afrofuturisti.
Il robot, allora, è lo schiavo deportato e oppresso da un bianco alieno, rapitore ed oppressore. L'astronave è la nave negriera che solca un cosmo, l'oceano Atlantico, verso il pianeta alieno America dove si terranno gli esperimenti schiavitù e segregazione. La Forza, è quella invisible e tenace della sottomissione.
Il punto di contatto tra la fantascienza nera e la musica elettronica nera consiste nell'esperienza di avere già vissuto l'Apocalisse: scrittori come Delany o Butler narrano di mondi sopravvissuti a una catastrofe e di identità negate. La visione condivisa è che la mancanza di consapevolezza e rispetto, per la cultura e la storia delle radici, sia la causa dello stato sociale dei neri in America.
Il pianeta utopico di Hendrix nel brano "Third Stone From The Sun", la "filosofia cosmica" del Free jazz di Sun Ra e i suoi riferimenti alla mitologia Egizia, "On The Corner" di Miles Davis, Future Shock di Herbie Hancock, Computer Games di George Clinton ed il classico "Planet Rock" di Afrika Bambaataa nascono da un immaginario fatto di videogames, animazione, videoclip, fantascienza e gergo hip-hop. Gli elementi di quel mondo di cui i neri sono i sopravvissuti.
Questioni di stile. E di classe
La condizione dei discendenti africani non si è evoluta ulteriormente dopo le conquiste degli anni '70. La discriminazione razziale è rimasta un problema determinante. La comunità afro-americana detiene il più alto tasso di disoccupazione, abbandono scolastico e criminalità. Questa condizione di miseria trova riscontro in un passato di schiavitù e di possesso dell'individuo nero da parte dei bianchi.
Non a caso, la sottocultura hip-hop nasce proprio su queste basi e i suoi esponenti appartengono a questo contesto sociale. Lo stile Gangsta Rap, ad esempio, appare come il più "popolare" tra i sottogeneri hip-hop, ed esalta i risvolti di violenza, omofobia, razzismo e materialismo, riflessi riflettono della classe sociale da cui proviene.
Forze d'attrazione
I legami del movimento afrofuturista con le origini africane sono molteplici e si intrecciano in una serie di risvolti sociali e creativi complessi. In primo luogo il concetto di Diaspora Africana, definito dall'Unione Africana come "...costituito da persone di origini africane che vivono al di fuori del continente, a prescindere dalla loro nazionalità e cittadinanza, e che desiderano contribuire allo sviluppo di un continente...".
Il sostrato politico dell'Unione risale all'Organizzazione dei Paesi Africani, voluta negli anni '60 da Osageyfo Kwame Nkrumah, personsaggio carismatico dell'indipendenza e dell'identità panafricana. In secondo luogo, la musica. Notevoli i punti di contatto con l'Afrobeat di Fela Kuti, che confluiscono in una visione afrocentrista.
I titoli, i testi e i temi di artisti come Sun Ra, Lee Perry o Dj Spooky (esponenti di tre stili musicali diversi) sono anch'essi afrocentristi: dai riferimenti all'antico Egitto del primo, alla visione apocalittica del secondo fino al "transumanistico" dj Spooky. Quest'ultimo, inoltre, nel 2003 ha prodotto uno spettacolo tributo all'eredità di Kuti. L'onnipresente hiphop, infine, che tra la varie correnti annovera lo stile Kwaito (recente fusione di musica etnica, techno e house music) nato tra i ghetti di Soweto (e colonna sonora del film "Tsotsi"). In terzo luogo la letteratura. I temi spesso sono metafore per intrecciare l'Africa con le sfide della modernità (ad esempio i personaggi africani del romanzo “Xenogenesis”, dell'autrice Octavia Butler, subiscono esperimenti alieni).
Un'esperimento ancora in corso
L'afrofuturismo è un movimento ancora giovane e in fase di definizione. È il romanzo ancora da ideare, di cui possiamo indicare solo l'ambientazione, l'Africa, e una breve bozza. I personaggi ed il finale sono ancora tutti da sviluppare.
Osageyfo.comFonte: Article Marketing Italia
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