Cous Cous a Torino
In questi giorni ho visto presentare sovente nei nostri locali subalpini dediti all’”apericena” il cous-cous in versione estiva con verdure e pomodorini .
Questo piatto a base di semola di grano, cotto a vapore, servito con l’aromaticità delle verdure di stagione, aromi e spezie, carne o pesce,è per antonomasia il piatto simbolo della cucina maghrebina e delle tradizioni famigliari.
Secondo la tradizione dovrebbe essere servito in un unico piatto rotondo dove tutti possono attingere semplicemente usando le mani , o al massimo è consentito usare un pezzo di pane lievitato prendendo un pezzo di carne o di verdure e formando una pallina con la semola . Addirittura esiste un precetto religioso del Corano dove si afferma che il cous cous deve essere mangiato con le sole tre dita della mano destra, per distinguersi dal diavolo che mangia con uno, dal Profeta con due e dall'ingordo che ne usa cinque.
Tra le sue peregrinazioni seguendo le rotte delle navi dei mercanti e dei soldati questo piatto ha viaggiato dalla Spagna alla Francia all’Italia, arricchendosi di mille ingredienti e mille varianti.
In questi viaggi ,adattandosi alle varie realtà,riesce a scrollarsi di dosso la sua provincialità e assume il ruolo di piatto globale rimanendo simbolo di convivialità e pace .
Forse non e’ un caso che riesca ad imporsi ed essere apprezzato in ambienti informali frequentati principalmente da giovani in cerca di serenità e amicizia .
in versione estiva con verdure e pomodorini .
Questo piatto a base di semola di grano, cotto a vapore, servito con l’aromaticità delle verdure di stagione, aromi e spezie, carne o pesce,è per antonomasia il piatto simbolo della cucina maghrebina e delle tradizioni famigliari.
Secondo la tradizione dovrebbe essere servito in un unico piatto rotondo dove tutti possono attingere semplicemente usando le mani , o al massimo è consentito usare un pezzo di pane lievitato prendendo un pezzo di carne o di verdure e formando una pallina con la semola . Addirittura esiste un precetto religioso del Corano dove si afferma che il cous cous deve essere mangiato con le sole tre dita della mano destra, per distinguersi dal diavolo che mangia con uno, dal Profeta con due e dall'ingordo che ne usa cinque.
Tra le sue peregrinazioni seguendo le rotte delle navi dei mercanti e dei soldati questo piatto ha viaggiato dalla Spagna alla Francia all’Italia, arricchendosi di mille ingredienti e mille varianti.
In questi viaggi ,adattandosi alle varie realtà,riesce a scrollarsi di dosso la sua provincialità e assume il ruolo di piatto globale rimanendo simbolo di convivialità e pace .
Forse non e’ un caso che riesca ad imporsi ed essere apprezzato in ambienti informali frequentati principalmente da giovani in cerca di serenità e amicizia .
Fonte: Article Marketing Italia
Resistenza Enogastronomica
Cucina e ristoranti
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