Crescono I Finanziamenti Ai Piccoli Operatori Economici Italiani
Crescono nel 2006 i prestiti erogati ai Piccoli Operatori Economici (POE) italiani – ovvero le imprese con meno di 10 dipendenti e/o 2,5 milioni di Euro di fatturato – a conferma di un clima di ritrovata positività e dinamicità, anche se gli operatori mostrano una generale tendenza alla cautela e attendono nel 2007 conferme della ripresa per effettuare gli investimenti. Complessivamente, dalla rilevazione 2007 emerge che i POE dei diversi settori hanno evidenziato una bassa dinamicità e una minore propensione ad effettuare investimenti (-5,7 punti) nel biennio 2005-2006.
Nel corso del 2006 si sono registrati incrementi molto positivi nel volume di impieghi erogati alle imprese da parte del sistema bancario, accentuando ulteriormente il trend di crescita manifestatosi negli ultimi trimestri. In particolare, i dati risultano brillanti sia in termini di crescita su base annua degli impieghi alle imprese non finanziarie (+12,44% a dicembre 2006) sia per le imprese di piccola dimensione (+7,62% sempre a fine 2006).
La crescita degli impieghi complessivi è invece ulteriormente sostenuta dalla crescita dei finanziamenti a breve e medio termine che riconfermano il ruolo di questa tipologia di finanziamento in risposta all’esigenza dell’imprenditore di sostenere la gestione corrente, soprattutto a fronte di un sistema di pagamenti passibile di generare crisi di liquidità.
La riduzione del tasso di sofferenza è spiegabile sia dall’incremento sostenuto degli investimenti sia dalla progressiva introduzione di sistemi di valutazione che consentono alle banche di gestire più efficacemente il processo di erogazione del credito.
A livello territoriale, sulla base dei risultati dell’indagine diretta dell’Osservatorio, emerge che per quanto riguarda la dinamicità il Nord Ovest mostra un maggiore calo della propensione ad investire (-6,8 punti) rispetto alle altre macroaree portandosi, secondo la rilevazione del 2007, sugli stessi livelli del Nord Est (rispettivamente 23,3% e 22,8% l’indicatore di dinamicità per le due ripartizioni).
Sono i POE del Centro a mostrare livelli di dinamicità superiori rispetto agli altri territori (26,0%) e una riduzione della propensione ad investire inferiore alla media (-4,2% rispetto al -5,7% nazionale). Tuttavia in quest’area si evidenzia anche un peggioramento del livello di rischio endogeno (ovvero il rischio di fallimento connesso all’adeguatezza e coerenza del comportamento del POE rispetto alle dinamiche di mercato in cui è inserito) che aumenta in misura superiore rispetto alle altre ripartizioni.
A fronte di un miglioramento delle condizioni ambientali e di mercato in tutte le ripartizioni considerate, il Sud mostra la riduzione meno consistente del rischio esogeno (ovvero il rischio di fallimento del piccolo operatore economico derivante dall’ambiente economico in cui svolge la sua attività) che porta a diminuire gli investimenti in misura rilevante (-6,4 punti). Sono infatti ancora le regioni del Mezzogiorno quelle in cui i POE vanno considerati con maggiore cautela. In particolare, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria mostrano una più bassa dinamicità e un valore di rischio complessivo più elevati rispetto alle altre regioni.
Le regioni del Nord Ovest hanno progressivamente migliorato il trend decrescente, convergendo verso i valori registrati nel Nord Est - rispettivamente 3,94% e 3,85% - che per tutta la serie storica ha rivestito il ruolo dell’area più “virtuosa”. L’area del Sud e Isole permane in tutti i trimestri rilevati quella caratterizzata da tassi di sofferenza superiori (5,28% a marzo 2007). Migliora invece progressivamente nel corso di tutto il 2006 e anche nel primo trimestre 2007 il Centro, con il tasso di sofferenza che si attesta al 4,88% (marzo 2007), distanziando progressivamente la serie storica dal Sud e Isole, con cui i valori erano invece allineati nel corso del 2005.
I settori dell’Elettromeccanica e degli Apparecchi medicali e di precisione mostrano invece una maggiore affidabilità grazie a prospettive economico-reddituali buone e a una maggiore solidità finanziaria a breve. I POE dei settori della stampa, editoria, dei trasporti e dei servizi alle imprese, pur in presenza di prospettive reddituali stazionarie, mostrano bassi livelli di vulnerabilità. Il settore dell’agricoltura, infine, deve essere considerato con estrema cautelaa causa delle prospettive reddituali critiche del comparto, nonostante un livello di vulnerabilità media e in lieve miglioramento rispetto al trend medio dei settori.
Per quanto riguarda le dinamiche di rischio economico-finanziario, dal confronto tra rischio esogeno ed endogeno emerge come siano proprio i comparti con migliori prospettive a registrare un dato di rischiosità intrinseca con valori superiori alla media complessiva (42,35%). La maggiore propensione ad investire da parte di tali operatori induce quindi gli stessi ad assumere rischi imprenditoriali più elevati rispetto ai POE degli altri settori.
I casi maggiormente evidenti sono quelli della lavorazione dei metalli e minerali non metalliferi, della meccanica ed elettromeccanica, delle costruzioni, dei servizi pubblici, settori dove il rischio endogeno aumenta in misura superiore al tasso di crescita medio rispetto alla precedente rilevazione (escludendo la lavorazione dei metalli e dei minerali).
La conferma del clima di attesa circa la ripresa economica che mostrano i POE proviene dall’analisi del rischio esogeno di quest’anno rispetto al precedente. A contribuire a mantenere infatti un livello di rischio complessivo medio e stabile rispetto al 2006 concorre l’aumento del rischio endogeno associato a una riduzione del livello di rischio esogeno (-5,0 punti).
Approfondimento monografico - La relazione tra banche e imprese agricole: come cambia il rapporto con le recenti evoluzioni della normativa europea e nazionale
La nona edizione dell’Osservatorio CRIF Decision Solutions – Nomisma ha approfondito nella sezione monografica il rapporto tra banche e piccole imprese agricole.
Nel quarto trimestre 2006 si rilevano andamenti congiunturali positivi e confortanti per il settore agricolo (+2,2%), anche se non sufficienti a interrompere completamente il trend negativo iniziato dopo il 2000 e caratterizzato da contrazioni del valore aggiunto del -3/4% annuo.
L’andamento degli impieghi in agricoltura rimane stabile durante tutto il 2006, tra il +7% e il +5%, con una variazione media annuale del +6,5%, al di sopra del settore industriale ma al di sotto del settore dei servizi. Pur rimanendo elevati, gli impieghi e il ricorso al credito da parte delle imprese agricole sono ancora dipendenti dalla contribuzione pubblica, come è avvenuto nel biennio 2002-2003, grazie all’avvio delle misure dei Piani di Sviluppo Rurale e dei Piani Operativi Regionali.
Da un lato gli istituti di credito in parte si stanno adeguando, investendo molto attraverso attività di riorganizzazione interna che porteranno alla valutazione della rischiosità di un prenditore di credito in maniera più strutturata e approfondita, ma dall’altro anche le imprese agricole dovranno essere in grado di fornire un maggiore numero di informazioni e in maniera più organizzata. Inoltre, gran parte degli istituti di credito ha perso nel tempo le figure specializzate nel credito agrario e dunque il mondo del credito si sta muovendo su due versanti: la ri-acquisizione di specialisti nella valutazione delle aziende agricole e la messa a punto di sistemi di rating specifici per il settore.
L’esperienza maturata da CRIF nella gestione del rischio di credito ha messo in luce la necessità, maggiore rispetto ad altri settori, di introdurre nel processo valutativo nuove aree informative più adatte a cogliere le peculiarità del settore. Dalle analisi di CRIF, emerge come esempio della correlazione esistente tra le scelte imprenditoriali e il rischio quello che lega il rischio di credito alla specializzazione produttiva e, in particolare, quelle legate all’esclusivo allevamento di bestiame, specie quello da latte.
E ancora appare rilevante nella valutazione dell’azienda agricola - che è ancora oggi prevalentemente un’impresa di tipo famigliare dove la separazione fra la finanza dell’impresa e la finanza della famiglia non è così netta - il livello di affidabilità derivante non solo dal comportamento nell’utilizzo del credito osservabile sull’impresa ma anche quello dell’imprenditore.
L’ambito di approfondimento che gli istituti di credito devono intraprendere per una corretta valutazione delle imprese agricole non si deve limitare alla sola sfera delle informazioni economiche e finanziarie ma deve essere allargato anche a quegli aspetti strutturali e comportamentali che sono la prova della capacità imprenditoriale.
Se ci si muoverà in questa direzione la richiesta di trasparenza sarà tanto più comprensibile, e i benefici di una maggiore efficienza e minor rischio assunto attesi dal mondo del credito e di più facile accesso ai finanziamenti e prezzi migliori attesi delle imprese agricole potranno essere più facilmente colti.
CRIF DECISION SOLUTIONS è la società del Gruppo CRIF specializzata nella realizzazione e gestione di sistemi di supporto decisionale, sofware e servizi di consulenza che supportano Banche, Finanziarie, Società di assicurazioni, telecomunicazioni e di servizi in ogni fase della relazione con il cliente. Dalla pianificazione delle strategie all’acquisizione e gestione del portafoglio fino alla debt collection.
NOMISMA,fondata a Bologna nel 1981, opera in svariati settori dell'economia applicata, offrendo un'articolata gamma di prodotti e servizi, dagli studi e le ricerche settoriali, all’analisi e valutazione delle politiche, all’assistenza tecnica e consulenza. Il percorso di sviluppo seguito, si è basato su una visione interdisciplinare dell’economia, legata alle molteplici aree del sapere.
Fonte: Article Marketing Italia
Ufficiostampacrif
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