La vita innanzitutto

Consenso informatoe di dichiarazioni anticipate di trattamento, una legge risolutrice ma cautelativa nell’alimentazione ed idratazione come forma di sostegno vitale

Far scegliere all’individuo delle azioni sulla propria persona, è la forma più democratica che un paese, una legge, un’istituzione possa avere. E’ anche vero che farsi del male rientra in quelle categorie, seppur libere, dell’autolesionismo che non tollera scusanti e non conforme alla vita stessa.

Qui il tema è delicato, forse non palpabile da noi interlocutori che non viviamo l’esperienza; può essere differente dal farsi del male, lo riconosco ma non lo accetto.

La mia repulsione a considerare la vita, una sorta di scelta terminale alla mercé dei nostri istinti (una considerazione cosciente alla paura della morte che si percepisce se si conosce il valore inestimabile della vita), fa di me un convinto difensore del termine vita naturale, previa interruzione improvvisa per cause non naturali. Insomma, la vita termina naturalmente, contrariamente è uccisa.

Legittimare un soggetto a decidere della vita altrui con un consenso informato nei casi ove lo spiraglio minimo consenta si vivere, per me non rientra nel dogma universale dell’esistenza umana.

Consentire un soggetto a stipulare un contratto o simile che sia di fine vita, laddove, questa fosse inutile al proseguimento per sopravvenute complicazioni organiche, per me è una forzatura al concepimento della vita stessa.

Per molti le mie affermazioni hanno il sapore di un difensore dei diritti che la chiesa promuove, un nostalgico nell’attuare i comandamenti di fede.

Non è così. Sono cattolico e imperfetto, ma il valore della vita lo difendo a spada tratta e non rientro in quella categoria, dove si è offuscati dal dogma cristiano che dev’essere perseguito obbligatoriamente in tutta la sua letteratura e grandezza. Difatti sostengo la ricerca sulle cellule staminali, che per la chiesa è vita e basta (ed i quanto tale va difesa), per la scienza è vita ma non finita, ancora in formazione perciò in difetto di quella parte che la diversifica nel mondo animale, l’intelligenza.

Ed è qui il punto che mi rende sostenitore, perché il “sacrificio” di una vita allo stato primordiale porterà alla guarigione di migliaia di altre intelligenti. Tanto per capirci: l’ovulo fecondato, lo ‘zigote’ (la prima cellula), poi divenuto ‘morula’ e infine ‘blastocisti’, manipolato scientificamente diventa la materia prima per iniziare quel percorso “salvavita”. In questa fase i disaccordi prendono forma di discussione fra scienza e chiesa, eticamente rispettabilissime ma sostanzialmente molto lontane, diametralmente opposte tali da scindere l’opinione pubblica e i legiferatori.

Per me la vita innanzitutto, ma dove la vita è cosciente fisicamente e non astrattamente o per fede. Pare un controsenso per un cristiano, ma l’imperfezione fa parte dell’uomo seppur cattolico.

Più volte ho manifestato il mio pensiero sul caso della sig.ra Eluana Englaro e oggi sono convinto più che mai su quello che ho sostenuto. Con questo però non è che non tenda le mani per migliorare su una condizione di vita dove la sofferenza, l’incapacità di esprimersi induca la terza parte a fare al posto suo. Sarebbe sciocco, antidemocratico e soprattutto umanamente barbaro non farlo. Bisogna che ci siano i presupposti giusti.

Terminare la vita quando l’1% prevede la possibilità di ripresa, non rientra nelle mie convinzioni. Se il male è terminale e sofferente, lancinante tale da indurre una farmacologia antidolorifica massiccia e continua che prefigura altre complicazioni pur secondarie, per cui estenuante e rischiosa, beh troverebbe in me una forma consensuale d’interruzione all’accanimento terapeutico, seppur doloroso, proseguendo col naturale termine vita.

Comunque sono mie considerazioni e rimangono tali, fatte a mente fredda e non coinvolta, ma eticamente sostenibili.

Una forma di legittimazione a procedere a quel medico, potrebbe essere il disegno di legge approvato al Senato il 26/03/2009 “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, che combattuto fra etica deontologica, giuramento professionale (quello antico di Ippoocrate Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”) e umana coscienza, risolverebbe il problema, così declinando responsabilità civile e penale all’esecuzione, ma non quella morale e di coscienza. Difatti il disegno di legge approvato si cautela preservando la dottrina medica e il medico stesso, stabilendo nell’art. 6 che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Una lotta millenaria, che trova radici nell’antichità di quelle civiltà evolute nella medicina dei Maya, degli Egizi e dei Greci anche loro combattuti, seppur atei o politeisti, divisi dal concetto di morte e buona morte.

Sono combattuto e lo esprimo liberamente perché argomentare su un tema così delicato, dove in ballo vi è per alcuni la perfezione divina per altri la macchina perfetta, suscita spavento e ragionevole cautela.

Non è confusione o indecisione, sola riflessione, a volte interrotta dal tremor dei polsi.

Mentre scrivo, in mente mi sovvengono scene di gioia e di paura dei miei cari e degli affetti più vicini e rimango inerme, quasi indeciso su cosa fare se dovessi decidere.

La Vita innanzitutto e se non posso decidere io per impossibilità comunicativa ma non intellettuale, che lo faccia l’etica e la coscienza, che sia il giuramento di Ippocrate a stabilirlo.

Una responsabilità pesantissima data al medico, allo scienziato che proverebbe sollievo in una legittimazione legale, un sollievo a parer mio solo fisico, non morale.

Che fare, rimanere nel dubbio? No.

Seguire l’esempio di “Eluana” di procedere all’interruzione di vita solo perché era alimentata da un sondino naso gastrico?

No, “IO NON CI STO”!

Ora direte che non è così perché “Eluana non Viveva”; in realtà, e lo ripeterò all’infinito, la Sig. Eluana Englaro scientificamente viveva, non si muoveva, ma respirava con i suoi polmoni, digeriva con il suo apparato digerente, aveva finanche il ciclo mestruale. Questa era ed è vita, Eluana era una signora che viveva. Tecnicamente poteva generare vita e se poteva far questo, ELUANA ERA VIVA.

Mi sovviene una proposta: fare un referendum per soli medici a decidere se attuare in coscienza il disegno di legge, sarebbe molto democratico, ma fuori dall’ordinamento giuridico. Come potrebbe essere una scelta mirata, che tiene conto dei familiari anteponendosi a una legge già attuabile, perciò violata.

Questo referendum perché non farlo nazionale, seppur con una legge approvata e, da un lato, giustamente condivisa dal mondo scientifico?

Il dibattito sembrerebbe chiuso con una legge firmata, in realtà è solo agli albori di una lunga e estenuante controversia fra legiferatori, medici e familiari.

La VITA innanzitutto, comunque che sia un laico cattolico o un religioso o un medico on un magistrato a deciderlo.

Ippocrate, nella sua semplicità operativa ma intellettualmente grandiosa, per me aveva ragione.

Ad Maiora. 

Nico Baratta

Informazioni sull'autore

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Nico Baratta

Sono un operaio, con estrazione tecnica ma con la passione delle scienze umanistiche e dell'arte. Sono appassionato di giornalismo e sono cantore di Musica Sacra e Polifonica (http://www.cappellaiconavetere.it/). Promuovo eventi d'Arte per giovani artisti facendoli interagire fra loro e la loro arte. Unire pittori, scultori, fotografi, videomaker, musicisti, fumettisti, writers, poeti, con temi sociali, umani, di letteratura è la mia espressione per far crescere la Cultura alimentandola con le nuove leve che si confrontano. Politicamente sono attivo nel Partito Democratico, promuovendo iniziative volte al miglioramento dello "Status" della mia città di Foggia. Ultima iniziativa è la "Riapertura e Fruibilità degli spazi (chiusi) per l'Arte.
Sono Caporedattore della testata giornalistica telematica http://www.culttime.it/ e Responsabile della redazione di Foggia e Capitanata di http://www.newsgargano.com/
Scrivo liberamente anche per varie testate giornalistiche locali e free-pass, senza essere un pubblicista (sto cercando di diventarlo...) e per vari portali web locali. I mei articoli parlano di Sociale, Politica, Arte (da appassionato e non da critico), Cronaca, di Religione come criticità nella politica pur essendo un cristiano-cattolico.
Utilizzo molto la rete per promuovere i miei eventi e i miei articoli.
Sono presente sia su Facebook che nel Globale.
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Vi Aspetto!
E come uso salutare i lettori nei miei articoli, Ad Maiora!

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Fonte: Article Marketing Italia

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